Computo metrico ristrutturazione

Prima di affrontare i lavori di ristrutturazione è necessario richiedere alla ditta esecutrice un computo metrico ristrutturazione. Vediamo cos’è, a cosa serve, cosa deve contenere, il costo e i vantaggi di rivolgersi a un tecnico.

Che cos’è un computo metrico per ristrutturazione?

computo metrico preventivoLa maggior parte dei problemi che sorgono tra impresa e committente hanno origine dall’insufficienza di informazioni fornite prima dell’inizio dei lavori. Quando bisogna eseguire opere di riassetto è necessario chiedere alla ditta designata di redigere un computo metrico di ristrutturazione. Questo documento viene spesso sottovalutato, ma è di fondamentale importanza soprattutto quando non si dispongono di indicazioni chiare e precise. In genere si tende a usare come parametro di valutazione il prezzo, ma può non bastare. Per prendere in considerazione il preventivo, bisogna tenere conto anche degli aspetti strutturali ed estetici dell’intervento. Il computo metrico per ristrutturazione è un documento analitico che riporta in dettaglio tutte le singole opere da eseguire e le quantità di materiali necessari, con o senza indicazioni di prezzo. Il computo metrico può essere estimativo quando comprende il costo e viene emesso in fase di preventivazione. E’ consuntivo quando viene redatto a fine lavori per valutare le variazioni di prezzo rispetto alla prima compilazione.

A cosa serve

La ricerca di un’impresa seria e competente non è sempre facile. Capita di ascoltare disavventure di committenti costretti a pagare cifre esorbitanti per lavori non professionali o abbandonati dall’impresa prima del completamento. Alcune volte si ha a che fare con preventivi troppo alti da non giustificare la qualità delle opere, ma anche di preventivi troppo bassi da far pensare a indice di inefficienza. Il buonsenso dovrebbe insegnare che è meglio contattare un tecnico (geometra, architetto, ingegnere). Al professionista gli sarà attribuito l’incarito di compilare un computo metrico per ristrutturazione, senza indicare i prezzi, da sottoporre successivamente all’attenzione di più imprese che si impegneranno a redigere un preventivo di spesa. E’ importante farsi fare un computo metrico unico da un professionista perché sarà più facile e obiettivo valutare l’impresa che farà al proprio caso. Non rivolgersi a un tecnico significa permettere alle imprese di redigere un computo metrico personale, mettendo in difficoltà il committente che non sarà in grado di fare un adeguato confronto, poiché ognuno avrà indicato voci e quantità differenti.

Cosa deve contenere un computo metrico

computo metrico ristrutturazioneUn computo metrico per ristrutturazione per essere efficiente deve essere compilato in modo corretto. I lavori di ristrutturazione vanno suddivisi per categoria. I lavori idraulici, per esempio, saranno configurati sotto la voce “impianto idraulico” e dovranno contenere una descrizione minuziosa e dettagliata delle singole lavorazioni che verranno eseguite, con l’elenco e la quantità dei materiali che l’impresa andrà ad utilizzare. Ogni singola voce dovrà contenere l’indicazione della quantità (i metri di filo o di tubo, il numero delle porte, i metri quadrati di pavimento ecc..) e il prezzo unitario. I singoli prezzi alla fine andranno a determinare il prezzo complessivo compreso di Iva. Un computo metrico per ristrutturazione deve comprendere necessariamente alcune categorie basilari di lavorazioni come: la demolizione di pareti, pavimenti, porte e finestre; lo smaltimento dei materiali comprensivo di oneri di discarica; il rifacimento degli impianti elettrico, termico e idraulico. Le opere edili interessano la realizzazione di intonaci, massetti, murature e cartongessi. Le finiture riguardano la posa in opera di pavimenti, battiscopa e piastrelle, il montaggio di finestre, porte, sanitari e rubinetteria, pittura delle pareti. Se il computo metrico contiene più voci che fanno parte di queste categorie, significa che il documento è redatto bene ed è completo. Se mancano molte voci, è più difficile valutare il costo e la qualità dei lavori per la ristrutturazione.

Quanto costa un computo metrico

Se ci si rivolge a un tecnico per redigere un computo metrico per ristrutturazione e il professionista si limita a realizzare il documento senza apporre i prezzi, ma soltanto a sottoporlo alle imprese per confrontare i preventivi, la parcella del tecnico sarà il 2% dell’importo complessivo dei lavori, ossia se è prevista una spesa di 60 mila euro, il computo metrico costerà 1.200€. Se invece il professionista oltre a stendere il computo metrico, eseguirà anche i lavori di ristrutturazione, il costo del documento sarà integrato nel totale complessivo della commessa. Non bisogna considerare il Computo Metrico una spesa, ma un elemento necessario per dare inizio ai lavori di ristrutturazione della propria casa. Avere un computo metrico dettagliato evita a fine lavori di trovare delle sorprese soprattutto in costi aggiuntivi.

Quali sono i vantaggi di un tecnico

Quando si hanno in programma ambiziosi interventi di miglioramento, che comportano modifiche alle strutture e ampliamenti, la figura di un geometra, ingegnere o architetto è fondamentale. Grazie alla competenza di tecnici che operano a Roma e a Viterbo è possibile affidare alla loro conoscenza la descrizione dei lavori. Poiché è impossibile prevedere tutto, la presenza di un esperto è fondamentale, perché oltre a compilare il computo metrico di ristrutturazione, cura gli aspetti strutturali, estetici e amministrativi dell’intervento, affronta tutte le fasi del lavoro relazionandosi direttamente con l’impresa.

Scia edilizia

Scia edilizia: cos’è?

scia modelloLa Scia è il termine con il quale viene comunemente indicata la Segnalazione certificata di inizio attività. Si tratta di un permesso rilasciato in edilizia per costruire, ampliare o modificare edifici. La Scia si è imposta al posto della vecchia Dia, ovvero la Dichiarazione di inizio attività. Quest’ultima richiedeva un preavviso di 30 giorni per consentire al comune di riferimento di fare i dovuti controlli prima di iniziare a costruire o modificare. Diversamente, la Scia permette di cominciare i lavori immediatamente dopo la consegna dell’attestazione.

La Scia consiste in un’autocertificazione di inizio dell’attività costruttiva o di modifica. Le intenzioni del proprietario devono essere comunque ratificate da un tecnico non di parte, ovvero del comune, ad esempio un geometra.

La presentazione della Scia all’ufficio tecnico del comune di Roma o di un comune della provincia impone la consegna delle cosiddette asseverazioni, ossia i progetti e i preventivi di costruzione o ristrutturazione da parte di tecnici abilitati. La responsabilità legale rimane comunque appannaggio del progettista e del direttore dei lavori, nonché del proprietario di casa, proprio come avveniva per la Dia.

Quali tipi di intervento richiedono la Scia

La Scia è richiesta per alcuni tipi di intervento particolari. Il primo è l’intervento per manutenzione strutturale, ad esempio per manutenzione di impianti che richiede anche il rifacimento di muri e fondamenta. Si usa la Scia anche per restauri e ristrutturazioni edilizie di edifici interi o di porzioni (gli appartamenti interni o le zone comuni).
Non bisogna dimenticare che la Scia è obbligatoria non solo quando si costruisce, ma anche quando si demolisce o si cambia destinazione d’uso ad un edificio. Abbattimenti programmati e variazioni di destinazione d’uso, dunque, richiedono questo certificato.

Scia edilizia a Roma e provincia, come fare

Una volta accertato il bisogno della Scia per la ristrutturazione o la costruzione di un edificio, bisogna capire come fare a compilare e consegnare tutti i moduli richiesti.

Il nostro Studio di architettura a Roma si occupa della presentazione della Scia e del reperimeno di tutti i documenti necessari a tale fine. Contatta i nostri consulenti per maggiori informazioni su tempistiche e costi Scia a Viterbo, Roma e provincia.

Beni artistici e archeologici

Nel comune di Roma soprattutto, però, bisogna tenere sempre conto di una questione non marginale: i vincoli paesaggistici e archeologici. Soprattutto la costruzione di nuovi edifici, ma anche i restauri di edifici esistenti, comportano una serie di accorgimenti che altrove forse sono meno stringenti. La possibilità di trovarsi su un terreno cosparso di rovine romane, oppure di trovare reperti durante gli scavi, è elevatissima, quasi vicina alla certezza.

In questi casi la Scia può essere rilasciata solo dopo che la Soprintendenza ai beni artistici e archeologici del comune di Roma ha dato il proprio nulla osta. Il problema, tuttavia, continua a sussistere. La creazione di edifici, per esempio, potrebbe appesantire il sottosuolo e provocare delle frane o dei cedimenti strutturali. Ecco perché ogni modifica va fatta tenendo conto delle antichità presenti e sempre previa consultazione di un tecnico.

In questi casi, a parte i tecnici per la realizzazione dei preventivi e dei disegni, è obbligatorio consultare un soprintendente ai beni artistici laddove si presenti la possibilità o la certezza di impattare con reperti.

Collaudo statico

Certificato di collaudo statico: informazioni utili

A seguito di un intervento edilizio, nell’ambito ingegneristico che coinvolge le opere strutturali (dall’edificazione ex-novo a ristrutturazioni, etc.) è necessario ottenere il certificato di collaudo statico che è l’insieme di controlli effettuati con lo scopo di verificare la corrispondenza tecnica di quanto eseguito e le specifiche del progetto nonché il corretto funzionamento dell’opera. Infatti la finalità è quella di accertare che quanto realizzato sia fatto nel rispetto anche delle normative vigenti e, quindi, confermi la stabilità strutturale della costruzione.

Innanzitutto va chiarito il fatto che il certificato di collaudo statico viene rilasciato dopo che il responsabile dello stesso, ha effettuato tutte le verifiche atte a stabilire le reali condizioni previste quando l’opera sarà funzionante. Ad esempio, è possibile effettuare prove di carico per stabilire se l’opera abbia la stabilità strutturale prevista sia nelle infrastrutture che nelle strutture portanti. Durante il collaudo di una costruzione il responsabile deve scrupolosamente verificare la struttura soprattutto in quelle sue parti di evidente rilevanza statica come travi, pilastri, solaio, scale etc. e, comunque, anche dall’insieme di tutti questi elementi.

Come avviene il collaudo statico di un edificio

collaudo staticoDue sono i modi con i quali può essere effettuata la verifica per l’ottenimento della certificazione: il collaudo statico in corso d’opera o il collaudo statico finale. Vediamo le differenze.

Il collaudo statico in corso d’opera si effettua durante tutto l’arco di tempo entro il quale si realizza d’opera a partire dalla realizzazione delle fondamenta fino all’ultimazione del lavoro.

Risulta utile scegliere questo tipo di verifica in quanto, sia per l’articolazione esecutiva della costruzione che per le sue difficoltà, è preferibile effettuare le ispezioni necessarie durante i lavori anche per avere conferma che si stia rispettando il progetto depositato. In questo caso le verifiche devono essere svolte davanti il Direttore dei Lavori e del Costruttore.
Nel caso che si scelga il collaudo statico al termine dei lavori, il responsabile dello stesso ha tempo due mesi per fare tutte le verifiche previste a termine di legge.
Tuttavia la scelta di quale sia il metodo più pratico è una prerogativa del collaudatore che valuta la tipologia dell’insieme dell’opera e, in base al suo background, decide quali sono i mezzi più opportuni per accertare la sua stabilità statica.

Collaudo statico in sanataria

Anche se trattasi di collaudo statico in sanatoria, l’incarico deve essere affidato solamente a liberi professionisti come architetti, ingegneri, periti edili che abbiano esperienza in questo settore e che siano iscritti all’albo dell’Ordine Professionale di competenza. In ogni caso non devono aver collaborato ai lavori che hanno riguardato la costruzione che debbono verificare, in nessuna delle sue fasi realizzative.

E’ facoltà del committente nominare la persona alla quale verrà affidato l’incarico di emettere il certificato di collaudo statico dopo averne accertato i requisiti stabiliti dalla legge.

Ricordiamo che il collaudo statico è determinato da precise leggi di carattere nazionale e che è necessario per tutte le opere che prevedano un conglomerato cementizio e metallico per accertare la sicurezza propria e di terzi.

La legislazione a livello nazionale prevede, per l’ottenimento dell’abitabilità, di un certificato di collaudo statico (art. 67); del certificato dell’ufficio tecnico della Regione competente (art. 62).
Per interventi minori come riparazioni e interventi locali, il D.Lgs n.222 del 26.11.2016 (SCIA 2) prevede con l’art. 3 comma 1 lettera y, la modifica dell’art.67 nei commi 1,7,8 e l’introduzione del comma 8bis all’art. 67 inerente al collaudo; l’art. 3 comma 1 lettera i la modifica dell’art. 24.

I riferimenti di legge sono i seguenti: Legge n. 1086 del 5 novembre 1971 – Art. 7 Collaudo Statico; Legge n. 64/74; D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001 – Art. 67 – Collaudo Statico; D.P.R. n. 207 del 5/10/2010 – Art. 216 Nomina del collaudatore; D. M. 14/1/ 2008 “Norme tecniche per le costruzioni” – Capitolo 9.

Presso www.studio-architetto.com è possibile richiedere ulteriori delucidazioni, informazioni sulle procedure sul collaudo statico e suo prezzo e fissare un incontro per avere la certezza delle azioni da intraprendere per rispettare le normative in atto.

Certificato di abitabilità

Quando si parla del certificato di abitabilità ci si riferisce ad un documento che attesta la presenza di alcune caratteristiche che un edificio deve possedere per legge. Al riguardo, vediamo di capire meglio cos’è il certificato di abitabilità, quando e da chi va richiesto.

Cos’è il certificato di abitabilità

certificato di abitabilitàIl certificato di abitabilità è un documento in cui si attesta che l’immobile presenta tutte quelle condizioni di salubrità, igiene, sicurezza e risparmio energetico, nonché la corretta installazione di tutti gli impianti (acqua, gas, elettrico) così come previsto dalle leggi vigenti, oltre che la corrispondenza dell’edificio a quanto previsto nel progetto.

Quando si parla di certificato di abitabilità ci si riferisce dunque ad un documento che attesta che l’edificio è idoneo ad essere abitato. Iniziamo con il precisare che attualmente il certificato di abitabilità e certificato di agibilità sono esattamente la stessa cosa ma, non sempre è stato così. Fino al 2001, anno in cui è entrato in vigore il Testo Unico sull’Edilizia, che ha parificato le due terminologie, il certificato di abitabilità era riferito solo agli immobili residenziali, mentre quello di agibilità faceva riferimento a tutte le altre tipologie di immobili. In particolare, quando si parlava di agibilità edilizia, ci si riferiva a tutto ciò che riguardava la stabilità e la sicurezza degli immobili, mentre l’abitabilità era riferita alla destinazione d’usa dell’edificio. Con le modifiche introdotte da suddetto testo unico, la terminologia certificato di abitabilità è caduta in disuso e si parla unicamente di certificato di agibilità.

Quando va richiesto il certificato di abitabilità (agibilità)

L’obbligo di munirsi del certificato di abitabilità riguarda tutti gli edifici costruiti a partire dal 1934, Secondo la vigente normativa il certificato di abitabilità, o meglio di agibilità deve essere richiesto per tutte le nuove costruzioni, nel caso di sopraelevazione e ricostruzione, per cambio della destinazione d’uso o tutte le volte in cui un intervento sull’edificio possa avere ripercussioni in fatto di sicurezza, salubrità, igiene e risparmio energetico. Nessun obbligo è fatto per gli edifici costruiti prima del 1934.

Come richiedere il certificato di abitabilità

Se fino a non molto tempo fa per ottenere il certificato di abitabilità era necessario presentare domanda all’Ufficio comunale competente, attraverso un apposito modulo prestampato al quale vanno allegati una serie di documenti. Da alcuni anni le cose sono cambiate e grazie ad una serie di interventi legislativi non vi è più bisogno di presentare domande al Comune ma, basta una autocertificazione di un tecnico.

A partire dal 2013, con l’entrata in vigore del cosidetto Decreto del Fare, è possibile ottenere il certificato di agibilità attraverso una autocertificazione del direttore dei lavori o di un altro tecnico abilitato (geometra, ingegnere o architetto) dalla quale risulti la sussistenza di tutti quei requisiti previsti per il rilascio della certificazione. Si tratta di una enorme semplificazione con cui il proprietario di un immobile può ottenere la certificazione di agibilità in tempi molto più rapidi. In questo caso, la documentazione da allegare si limita all’attestazione dell’avvenuto accatastamento, la dichiarazione di conformità da parte della ditta esecutrice della conformità degli impianti, nonché la documentazione inerente il collaudo statico e, ove previsto, la certificazione di conformità antisismica.

Decreto SCIA 2 per l’agibilità

Un’ulteriore semplificazione è stata introdotta con il Decreto SCIA 2, ovvero la Segnalazione certificata di agibilità rilasciata dal tecnico. In questo modo si è praticamente detto addio alla vecchia certificazione di agibilità da richiedere al comune e la si è sostituita con una certificazione molto più celere e snella, e sarà un tecnico a certificare l’agibilità di un edificio attraverso dei moduli unici e uguali presenti in tutti i comuni italiani.

Secondo la nuova normativa, la Scia è necessaria per tutte le nuove costruzioni, nel caso di opere di sopraelevazione o ricostruzione, e per tutti gli interventi che possono influire sulla salubrità e sicurezza, nonché in generale sulla agibilità dell’edificio.

Una cosa molto importante da segnalare è che la segnalazione certificata di agibilità del tecnico firmatario del permesso a costruire, o di colui che ha presentato la SCIA, può riguardare singole unità immobiliari, parti di edifici, o anche l’agibilità parziale. Vanno in ogni caso allegati il certificato di collaudo statico, la dichiarazione delle imprese installatrici degli impianti sulla loro conformità alle norme igieniche, di sicurezza e salubrità, nonché la conformità delle opere alle norme in materia di superamento delle barriere architettoniche.

Cila in sanatoria Roma: cosa bisogna sapere

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La Comunicazione Inizio Lavori Asseverata è una pratica amministrativa che deve essere presentata in Comune firmata da un tecnico abilitato alla progettazione e con relativa documentazione, al fine di poter effettuare interventi edilizi.
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La CILA deve essere obbligatoriamente presentata per tutti i lavori di:

La Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata deve essere redatta da un tecnico. E’ necessaria nei casi in cui l’intervento edilizio da effettuale non rientri nelle attività considerate “di edilizia libera” e non preveda SCIA o Permesso di costruire.

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Che cos'è la Cila in sanatoria

La Cila in sanatoria viene regolata dal Testo Unico, modificato con il Decreto Scia 2 dal luglio 2017. In realtà si tratta della presentazione tardiva della Comunicazione Inizio Lavori Asseverata rispetto a quanto previsto dalla normativa di settore. Infatti, perché l’intervento sia a norma di legge, la Cila deve essere presentata all’Ufficio Tecnico del Comune competente per territorio prima dell’inizio dei lavori.

Invece si parla di Cila in sanatoria presentando la relativa domanda quando le opere in questione sono in corso di realizzazione o già ultimate. Proprio per questo motivo sarebbe più corretto parlare di Cila postuma e l’intervento può essere sanato facendo domanda di regolarizzazione e versando la sanzione pecuniaria prevista.

Cosa prevede la Cila in sanatoria

cila sanatoriaLa mancata presentazione della Cila può essere sanata in maniera spontanea oppure a seguito di un accertamento da parte delle autorità competenti. Nel primo caso si presenta la domanda di sanatoria quando gli interventi edili sono ancora in corso di esecuzione e spontaneamente. In questo modo si ottiene uno sgravio di due terzi della sanzione prevista.Per richiedere di cancellare l’abuso edilizio compiuto occorre presentare all’Ufficio comunale preposto la relativa domanda allegando la ricevuta che attesta il pagamento della sanzione.
Tipi di interventi sottoposti a CILA
  • manutenzione straordinaria
  • restauro e risanamento conservativo leggero
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Come effettuare la Cila in sanatoria a Roma

Ogni Comune si caratterizza per procedure diverse in quanto variano gli importi delle spese di segreteria da corrispondere. Tuttavia possono presentare la richiesta tutti i soggetti che detengono diritti sull’immobile in questione, sia come proprietario che come usufruttuario, affittuario o compromissario acquirente. In tutti questi casi bisogna essere avere la preventiva autorizzazione del proprietario.

Gli interventi che necessitano della presentazione della Cila per essere a norma sono i lavori di manutenzione straordinaria e le modifiche degli ambienti interni, a patto che non si cambi la destinazione d’uso e non si operi sulle parti strutturali dell’immobile.

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Rientrano in queste categorie anche lo spostamento di pareti interne e l’apertura di vani porta. Se non si presenta la pratica per la Cila (a Roma può avvenire soltanto per via telematica attraverso la piattaforma SUET) oppure non si trasmette la relazione tecnica, è necessario presentare un’istanza tardiva e corrispondere la sanzione pecuniaria prevista. La Cila in sanatoria a Roma prevede la presentazione della richiesta attraverso il sistema SUET per via telematica contestualmente al pagamento della sanzione e dei diritti di segreteria.

Certificato di agibilità

Un certificato di agibilità non è altro che un documento grazie al quale si ha la possibilità di dimostrare la sussistenza di tutte le delle condizioni necessarie di sicurezza, salubrità, risparmio energetico e igiene degli edifici.
Questo documento deve essere richiesto entro 15 giorni dalla fine dei lavori e deve essere consegnato al compratore nel caso in cui si fosse alle prese con una compravendita di natura immobiliare. A riguardo, però, è bene precisare che la sua mancanza non è causa di annullamento del relativo rogito. Ma vediamo di scendere più nel dettaglio e di capire come inoltrare la richiesta del certificato di agibilità e, più in generale, quali sono tutte le informazioni utili da tenere a mente.

Richiesta certificato di agibilità: ecco come fare per non sbagliare

Certificato di agibilità locale commerciale

Chi ha necessità della certificazione di agibilità di un locale commerciale o di qualsiasi altra tipologia di immobile deve rivolgersi allo sportello unico dell’edilizia del proprio Comune di riferimento. Per chi non lo sapesse, non si tratta altro che di quello che in passato veniva chiamato Ufficio Tecnico. Tale domanda, come detto in precedenza, deve essere inoltrata entro e non oltre 15 giorni dal termine dei lavori.

Certificato di idoneità statica per agibilità

certificato di agibilitàPer effettuare la richiesta per ottenere il certificato di agibilità dell’immobile, occorre presentare l’apposito modulo, una dichiarazione con la quale si attesta la salubrità dell’ambiente, un secondo documento con il quale, invece, si attesta la conformità dell’edificio che, in buona sostanza, rappresenta il certificato di idoneità statica necessario per ottenere poi il certificato di agibilità. In ultimo, bisogna produrre una certificazione di idoneità e degli impianti e l’attestato di certificazione energetica.

Il Comune presso il quale si è consegnata la domanda per ottenere il certificato di agibilità ha 30 giorni di tempo per visionare la documentazione e procedere con la valutazione della stessa. Entrando più nello specifico, l’ente deve accertare la presenza del cosiddetto collaudo statico, della certificazione anti-sismica e della dichiarazione relativa alla conformità di tutte le opere realizzate alla normativa di legge vigente in fatto di barriere architettoniche. Inoltre, prima di procedere con l’inoltro della richiesta è opportuno effettuare una valutazione in riferimento alle normative del Comune di riferimento e verificare che non vi siano richieste particolari diverse da quelle previste dalla norma nazionale.

Certificato di agibilità silenzio assenso

In merito al certificato di agibilità è bene anche precisare che il silenzio del Comune di riferimento deve essere interpretato come assenso e non diniego. Il cosiddetto silenzio-assenso non è altro che uno strumento attraverso il quale si ha la possibilità di considerare formalmente accettata una domanda anche nel caso in cui la pubblica amministrazione non dovesse fornire alcun genere di risposta.

Il termine per il silenzio-assenso è di 30 giorni. Questo termine, però, vale solo se quando si inoltra il progetto si procede anche con la richiesta di un parere da parte della ASL in riferimento alle normative sanitarie e igieniche. Nel caso in cui non si procedesse con una simile richiesta, il termine sarebbe di 60 giorni. Come è facile intuire, in questi casi il parere della ASL deve essere sostituito dall’apposita autocertificazione. Sempre in merito di silenzio assenso, bisogna anche precisare che esso è valido solo ed esclusivamente se il richiedente ha depositato tutti i documenti richiesti e se essi sono perfettamente conformi alle normative vigenti.

Quando è necessario richiedere il certificato di agibilità e chi può inoltrare la richiesta

Agibilità Roma

Quando si ha a che fare con il certificato di agibilità, sono in molti a chiedersi in quali casi è veramente necessario richiederli. Per riuscire a capire bene quando realmente è necessario richiedere l’agibilità è bene fare un esempio. Un certificato di agibilità a Roma, ad esempio, deve essere richiesto in caso di nuove costruzioni, nell’eventualità in cui fosse stata realizzata una ricostruzione o una sopraelevazione totale o parziale o quando gli interventi effettuati possono aver modificato in tutto o in parte le condizioni sia di sicurezza che si salubrità, igiene e risparmio energetico iniziali.
Ovviamente, allo stesso modo e tenendo conto degli stessi criteri può essere richiesto anche il certificato di agibilità di un locale commerciale. A poter inoltrare la richiesta di agibilità sono, in primo luogo, tutti coloro che risultano essere in possesso del regolare permesso a costruire. Inoltre, hanno diritto all’inoltro della domanda anche i titolari della Dia, Scia o Cila. Ovviamente, a poter godere di questo diritto sono anche i proprietari e, di conseguenza, tutti i successori o gli aventi causa.

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Progettare casa a Roma non è mai stato così semplice

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Perché vale la pena scegliere questo studio di architetti a Roma

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Inoltre, il nostro studio di Architetti opera anche nei comuni di Formello, Campagnano Romano, Bacciano, Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Mazzano Romano, Fiano Romano, Manziana, Magliano Romano, Morlupo, Rignano Flaminio, Riano e Sacrofano.

L’ obiettivo del nostro Studio di Architettura è quello di dare un risultato assolutamente funzionale e che rispecchi effettivamente i desideri iniziali delle persone.

Cambio destinazione d’uso Roma: costi e normativa

I requisiti per il cambio della destinazione d’uso

Per effettuare il cambio destinazione d’uso bisogna verificare cosa prevede il Piano Regolatore approvato dal Comune di Roma. In urbanistica il cambio della destinazione d’uso di un immobile consiste nella modifica delle sue finalità d’impiego. Ci sono sette destinazioni d’uso possibili, che vanno da quella residenziale a quella commerciale al dettaglio e a quella turistico-ricettiva. Se in un immobile sono presenti più destinazioni d’uso si utilizza quella prevalente dal punto di vista della metratura.

Nel caso in cui non siano previsti limiti nella zona dove sorge l’immobile si può procedere con l’iter burocratico. Il nostro studio di architettura si occupa di tutte le pratiche per ottenere il cambio di destinazione d’uso nei seguenti quartieri del comune di Roma:

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  • Bufalotta

Cambio destinazione d’uso senza opere: cos’è e come fare per richiederlo?

Innanzitutto è bene distinguere tra il cambio di destinazione d’uso che necessita di opere edilizie oppure che può essere effettuato senza modifiche strutturali del fabbricato. Nel primo caso diventa necessario richiedere il Permesso di Costruire, mentre nel secondo si presenta la Denuncia di Inizio Attività (DIA) oppure la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). La decisione dipende da quanto previsto dalla normativa dell’ente locale. Bisogna richiedere l’autorizzazione dell’assemblea condominiale e verificare quanto previsto dal regolamento condominiale se l’immobile oggetto dell’intervento si trova in un condominio. Infine è fondamentale tenere a mente che in base al Decreto Sblocca Italia il cambio della destinazione d’uso risulta essere sempre possibile l’intervento all’interno delle stesse categorie funzionali. Sono quattro, cioè quella residenziale e turistico-ricettiva, quella rurale, quella commerciale e quella produttiva e direzionale.

Come fare il cambio della destinazione d’uso a Roma

Il cambio di destinazione d’uso viene effettuato quando si mette in atto un intervento di risanamento conservativo, restauro edilizio oppure di ristrutturazione di un immobile. Se il passaggio avviene all’interno della stessa categoria funzionale, basta richiedere la DIA o la SCIA; in caso contrario si richiede il Permesso di Costruire. Quando l’immobile passa da una categoria autonoma dal punto di vista funzionale e da quello urbanistico a un’altra si verifica una trasformazione del carico urbanistico.

Bisogna tenere a mente che il cambio d’uso interessa sia l’aspetto urbanistico che quello catastale. Di conseguenza, una volta terminati i lavori, è necessario richiedere l’aggiornamento catastale inviando una comunicazione di variazione all’ufficio preposto. Infine si presenta la domanda per il rilascio del Certificato di Abitabilità all’ufficio competente, allegando al modulo la documentazione prevista. Tra questi si ricordano il certificato energetico APE e l’attestazione di conformità degli impianti.

Gli architetti del nostro studio, inoltre, anche nei seguenti comuni della provincia di Roma si occupano di:

  • cambio destinazione d’uso Campagnano
  • cambio destinazione d’uso Formello
  • cambio destinazione d’uso Bracciano
  • cambio destinazione d’uso Anguillara Sabazia
  • cambio destinazione d’uso Trevignano Romano
  • cambio destinazione d’uso Mazzano Romano
  • cambio destinazione d’uso Fiano Romano
  • cambio destinazione d’uso Manziana
  • cambio destinazione d’uso Magliano Romano
  • cambio destinazione d’uso Morlupo
  • cambio destinazione d’uso Rignano Flaminio
  • cambio destinazione d’uso Riano
  • cambio destinazione d’uso Sacrofano

Cambio destinazione d’uso Roma costi

Quanto costa il cambio della destinazione d’uso fatto da un architetto

Il primo passo da fare per effettuare il cambio della destinazione d’uso di un immobile consiste nel ricercare la documentazione relativa agli atti amministrativi negli archivi comunali per verificare la regolarità urbanistica. Si tratta della base dalla quale sviluppare il progetto. Occorre fare richiesta di visura delle pratiche e per ottimizzare i tempi e le modalità si consiglia di affidare anche questo incarico all’architetto oppure al professionista che deve realizzare gli elaborati tecnici. L’architetto si occuperà anche della rilevazione dell’unità immobiliare e di verificare i requisiti igienico-sanitari e la certificazione degli impianti. Si tratta di documenti necessari per la presentazione della pratica urbanistica. I costi per il cambio della destinazione d’uso dipendono dall’entità dei lavori da realizzare, dagli oneri di urbanizzazione e dalla parcella dell’architetto o del geometra che si occupa della parte tecnica.

Se non si aumenta il carico urbanistico, gli oneri di urbanizzazione sono pari a zero. Bisogna sempre tenere a mente che le spese per gli interventi e per il rilascio dei titoli abilitativi variano in base al Comune competente, per cui non è detto che gli stessi costi sostenuti per il cambio di destinazione in un altro comuni siano gli stessi richiesti dal comune di Roma. Un cambio all’interno della stessa categoria è meno caro.

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Costo Scia e Presentazione S.c.i.a. Roma

SCIA EDILIZIA per
Quando occorrela Segnalazione Certificata di Inizio Attività?

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività, conosciuta senplicemente con l’acronimo di SCIA, dovrà essere presentata nei seguenti casi:

  • interventi di manutenzione ordinaria di cui all’ art. 24, c. 21 delle N.T.A. del P.R.G.;
  • interventi di manutenzione straordinaria
  • interventi di restauro e risanamento conservativo
  • interventi di ristrutturazione edilizia leggera
  • varianti in corso d’opera, non essenziali, a Permessi di Costruire
  • varianti in corso d’opera, ad istanze in corso di validità
  • opere a completamento di interventi oggetto di titoli abilitativi scaduti e realizzabili ai sensi dell’art. 22 del D.P.R. 380/01
  • installazione dei manufatti realizzati con sistemi di prefabbricazione leggera, non perennemente infissi al suolo, con carattere temporaneo, destinati ad essere smontati al termine della stagione turistica e in ogni caso entro 12 mesi
  • opere removibili, dirette a soddisfare esigenze contingenti, temporanee e stagionali per lo svolgimento di attività, manifestazioni culturali e sportive.
  • installazione di pannelli solari termici di sviluppo superiore a 30 metri quadrati, destinati esclusivamente alla produzione di acqua calda e di aria negli edifici pubblici e privati e negli spazi liberi annessi, sempre che non comportino modifiche dei volumi e le superfici delle singole unità immobiliari
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SCIA ROMA: Tempistiche e sanzioni
Validità max 3 anni
La SCIA a Roma ha una validità massima di tre anni e i lavori possono essere avviati nello stesso giorno in cui questa viene presentata.
SCIA in Sanatoria
Nel caso in cui non sia stata presentata la SCIA entro i termini previsti dalla norma, ossia prima dell'inizio dei lavori, è possibile presentare una SCIA in sanatoria, andando così a legittimare l'intervento edilizio.
Vademecum
Documenti da allegare alla presentazione SCIA
  • asseverazione
  • relazione tecnica elaborata da un tecnico certificato
  • elaborato grafico firmato da un tecnico abilitato
  • D.U.R.C. (Documento Unico Regolarità contributiva)
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante la titolarità alla presentazione della comunicazione
  • copia fronte-retro documento d'identità
  • estratto di mappa catastale
  • eventuali pareri preliminari
Non sai dove e come reperire i documenti sopra indicati?

Richiedi subito una consulenza! Il nostro tecnico provvederà a presentare la SCIA completa di tutta la documentazione richiesta.

Segnalazione certificata di inizio attività: come si fa una scia?

scia romaSpesso a Roma si decide di trasformare case di grandi o medie dimensioni in un bed and breakfast così da intraprendere un’attività imprenditoriale e sfruttare gli spazi a disposizione. In molti si chiedono come fare una scia o come presentare una scia al proprio comune. In questo ambito non esiste una normativa nazionale, ma ci sono notevoli differenze da Regione a Regione in quanto ognuna legifera in maniera autonoma sulla materia.

Di conseguenza, quando si vuole aprire un bed and breakfast, è necessario verificare cosa prevede la legge della propria Regione. In genere questa forma di alloggiamento turistico viene esercitata solo come attività non imprenditoriale, saltuaria, con un numero limitato di posti letto e all’interno dell’abitazione di residenza, fornendo anche la prima colazione agli ospiti.

La procedura di dichiarazione apertura attività prende il nome di: segnalazione certificata inizio attività. Si tratta della stessa segnalazione certificata di inizio attività edilizia che si deve avviare per tutte le pratiche edili di costruzione o ristrutturazione.

Tuttavia bisogna tenere a mente che alcune Regione permettono di superare questi limiti: ad esempio è possibile destinare a questa attività abitazioni diverse dalla propria residenza e le camere possono avere caratteristiche diverse. Proprio per questo motivo è bene contattare lo sportello comunale Suap (sportello unico attività produttive) per verificare quale debba essere la procedura da seguire. Eseguiamo la segnalazione certificata di inizio attività scia nelle seguenti zone del comune di Roma e dintorni:

  • Scia a Ottavia
  • Scia a Santa Maria della Pietà
  • Scia a Trionfale
  • Scia Castelluccia
  • Scia a Tor di Quinto
  • Scia Tomba di Nerone
  • Scia a Farnesina
  • Scia a La Giustiniana
  • Scia a La Storta
  • Scia a Santa Cornelia
  • Scia a Labaro
  • Scia a Cesano di Roma
  • Scia nel quartiere Parioli
  • Scia nel quartiere Flaminio
  • Scia quartiere Salario
  • Scia quartiere Trieste
  • Scia quartiere Nomentano
  • Scia a Monte Sacro e Monte Sacro Alto
  • Scia a Serpentara
  • Scia a la Bufalotta

In oltre redigiamo e inoltriamo la segnalazione inizio attività anche in queste zone nella provincia di Roma, che fanno comune a se:

  • Scia a Campagnano di Roma
  • Scia a Formello
  • Scia a Bracciano
  • Scia ad Anguillara Sabazia
  • Scia a Trevignano di Roma
  • Scia a Mazzano Romano
  • Scia a Fiano Romano
  • Scia a Manziana
  • Scia a Magliano Romano
  • Scia a Morlupo
  • Scia a Rignano Flaminio
  • Scia a Riano
  • Scia a Sacrofano

Come si compila la Segnalazione Certificata di Inizio attività?

In tutte le Regioni è necessario presentare la segnalazione di inizio attività (SCIA) per poter avviare un’attività: si tratta di una modalità che sostituisce l’invio della DIA. Si può iniziare l’attività subito dopo la presentazione della documentazione al Suap del Comune competente per territorio.

L’iter burocratico della dichiarazione, l’entità delle spese per l’apertura della Scia e gli allegati richiesti variano da Regione a Regione: in alcune basta la planimetria dell’immobile, mentre in altre occorrono anche la copia della polizza di assicurazione di responsabilità civile e il contratto di affitto oppure di proprietà del fabbricato.

Scia Roma: come presentare la richiesta

La SCIA si invia sempre per via telematica. In questo modo si ottengono diversi vantaggi, in primo luogo la possibilità di poter effettuare l’immeditata apertura della struttura ricettiva nello stesso momento in cui si presenta la documentazione attraverso il portale della pubblica amministrazione di riferimento. Quanto costa fare una scia? I costi per la SCIA consistono dei diritti di istruttoria e in base ai Comuni gli importi variano.

Quant’è il costo scia?

L’entità del diritto di istruttoria per gestire la SCIA è determinato dalla specifica legge regionale in materia e dall’ente locale competente per territorio. Per ogni istanza presentata occorre versare il relativo diritto di istruttoria.

Scia Commerciale e Scia Roma per attività ricettive

Costo Scia e Presentazione S.c.i.a. RomaA Roma il versamento avviene tramite la compilazione di una reversale: occorre andare sul sito ufficiale del Comune di Roma, selezionare il menù Servizi Online e quindi accedere alla sezione Servizi di Riscossione Reversali con la propria password. A questo punto si clicca sulla voce Nuova reversale, si seleziona Dipartimento Turismo come struttura competente e quindi Ambito SUAR.

A questo punto si indica il Tipo Reversale Attività Ricettive Alberghiere ed Extralberghiere e la causale, per poi inserire l’entità dell’importo e le modalità di versamento.

Costo SCIA Roma per apertura Bed and Breakfast

Le tariffe e il costo pratica scia per i diritti di istruttoria per aprire un bed and breakfast sono di circa 250 euro se la struttura ha dimensioni pari oppure inferiori a 250 metri quadrati. Il costo è maggiore se la metratura dell’immobile va da 251 a 500 metri quadrati.

Invece si devono pagare 1.000 euro per qualunque struttura ricettiva di oltre 501 metri quadri. Bisogna presentare la SCIA e versare i diritti di istruttoria anche in caso di modifiche al bed and breakfast dovute a un ampliamento, a una ristrutturazione oppure a una riduzione dell’immobile.

Lo stesso vale quando si parla di costo scia commerciale e si inserisce un centro benessere oppure se si effettua anche la somministrazione di bevande e alimenti. I diritti di istruttoria sono di 50 euro per le strutture ricettive entro 250 metri quadrati, di 150 euro per quelle tra i 251 e i 500 metri quadri e di 300 euro per quelle che superano di 501 metri quadrati di estensione.

In secondo luogo occorre tenere a mente che la presentazione della SCIA risulta essere obbligatoria anche quando si verificano variazioni nella classificazione della struttura ricettiva, modifiche societarie, cambi di gestione o di titolarità oppure rettifiche per quanto riguarda i periodi di apertura.

Richiedici subito un preventivo personalizzato per il servizio di presentazione scia a Roma

Vi aiutiamo nella presentazione scia nei seguenti quartieri di Roma: Ottavia, Santa Maria della Pietà, Nomentano, Trieste, Salario, Flaminio, Parioli, Bufalotta, Serpentara, Monte Sacro e Monte Sacro alto, cesano di Roma, Labaro, Santa Cornelia, La Storta, La Giustiniana, La Farnesina, Tomba di Nerone, Tor di Quinto, La Castelluccia, Trionfale.

Eseguiamo la pratica scia  con la relativa documentazione scia anche nei seguenti comuni fuori Roma: Sacrofano di Roma, Riano, Rignano Flaminio, Morlupo, Magliano Romano, Manziana, Fiano Romano, mazzano di Roma, Trevignano Romano, Anguillara Sabazia, Bracciano, Formello e Campagnano.

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Calcolo rendita catastale e calcolo valore immobiliare

Pratiche edilizie Roma e Viterbo

pratiche edilizie architettoQuando si effettua un intervento di sulla propria abitazione o su qualunque edificio o immobile in generale, deve essere segnalato al Comune di appartenenza. Naturalmente esistono anche interventi di edilizia libera, come ad esempio la pittura delle pareti interne o la sostituzione delle piastrelle. Ma più spesso, ogni intervento che comporta.

Il professionista, cioè un tecnico abilitato come architetto, ingegnere o geometra, vi indicherà le pratiche appropriate per qualunque tipo di intervento. In virtù dell’autonomia legislativa locale, in Italia è possibile trovare norme diverse da regione a regione o persino da Comune a Comune, per questo è utile farsi aiutare e ricevere informazioni generali da un tecnico abilitato.

Un passo decisivo verso l’unificazione delle procedure a livello nazionale è stato fatto con la pubblicazione dei modelli standard per Scia e Permesso di Costruire, ma nonostante ciò rimane della ruggine negli ingranaggi della macchina burocratica per far sì che il lavoro sia molto più semplice per i cittadini.

Per capire, comunque, quale pratica predisporre per i lavori che si intende eseguire, bisogna fare riferimento in particolare al Testo Unico dell’Edilizia, il d.p.r. 380/2001, e in particolare all’art. 3, che così suddivide gli interventi edilizi:

  • Manutenzione ordinaria;
  • Manutenzione straordinaria;
  • ristrutturazione edilizia;
  • Restauro e risanamento conservativo
  • Nuova costruzione;
  • Ristrutturazione urbanistica.

Pratiche necessarie a seconda degli interventi da mettere in atto:

Lo studio MOBO Architettura&Design, attivo su tutto il territorio delle province di Viterbo e Roma, ti fornisce assistenza per l’espletamento di tutte le pratiche edilizie necessarie per effettuare e realizzare le varie tipologie di interventi.

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